Parola di scout: il decalogo della lunga strada

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Come si organizza un viaggio? Cosa determina la scelta della destinazione? Come affrontare burocrazia ed imprevisti? Quale bagaglio, quanti ricambi? Questa sezione offre ai lettori esperienze e consigli di un navigato Overlander. Vengono affrontati i fondamentali, contemplati da ogni mototurista impegnato nella realizzazione del proprio sogno.

a cura di Donato Nicoletti

Approccio mentale al viaggio

La preparazione più importante, ancor prima del mezzo, è quella relativa al conducente. L’errore che molti commettono è di non valutare l’impatto emotivo con realtà differenti da quelle nostrane. Diamo per scontato, ingenuamente, che tutto il mondo è paese, pensando, o nel peggiore dei casi pretendendo, di trovare ovunque gli standard di vita a cui siamo abituati. Ciò, purtroppo non solo per noi, non corrisponde al vero e in alcuni casi genera malumori, con la pericolosa prospettiva di rovinare un’esperienza altrimenti positiva. In Asia e in Africa, così come in America Latina, il tempo ha un peso specifico relativo, nonché un valore differente, e le dinamiche sociali, siano esse pubbliche o private, ne riflettono l’essenza. A certe latitudini il “Take it easy” sembra essere il comun denominatore della vita di tutti i giorni. Dalla Siberia al Senegal, dall’Indonesia alla Bolivia, le lancette dell’orologio avanzano pigramente nello spazio, accompagnando senza fretta le azioni di ognuno. Certo, sono parole scritte da chi possiede un’esperienza pregressa, di chi ha già impattato contro questo ostacolo invisibile ma reale, concreto, e diciamo, a volte, un po’ fastidioso. Il passo da fare, seppur non automatico, è uno solo: lasciare a casa, oltre a parenti, amici, lavoro e quant’altro, le comodità e i rituali di tutti i giorni. Anche i pregiudizi sono un bagaglio non indispensabile se si affrontano per la prima volta rotte “esotiche”. Sovente alcune realtà corrispondono ben poco alle immagini proiettate in occidente, capaci di generare pareri distorti su quel dato paese. Quando si varca una frontiera extracontinentale lo si dovrebbe fare non solo fisicamente: il “pago quindi esigo” ha sovranità limitata a quelle aree dove è presente un’offerta ricettiva “à la page”. La determinazione nel voler compiere un viaggio impegnativo verso terre lontane è utile, ma occorre rimappare la propria “centralina” con un programma più elastico, capace di assorbire i colpi emotivi di un ritardo, di un guasto, di un intoppo burocratico, di un disagio ambientale. In soldoni, serve mettersi nell’ordine delle idee che viaggiare con le proprie abitudini non sempre è possibile. In fondo stiamo entrando in “casa” di qualcun’altro, e non è detto che l’abbiano arredata con i mobili di Ikea…

Destinazione, itinerario e pianificazione

Molto si basa sulla disponibilità temporale del viaggiatore, ed è spesso quest’ultima a determinare la scelta della destinazione. Altro fattore preponderante è l’attrazione soggettiva che un determinato luogo può esercitare: storia, natura, cultura e divertimento sono i quattro cardini su cui poggiano gli interessi della maggior parte di noi. Mediamente si hanno a disposizione 2/3 settimane, all’interno delle quali si tende a infilare lo scibile di uno o più paesi. Compatibilmente con le leggi della fisica, e quelle del traffico, la cosa risulta possibile, ma si corre il rischio di assistere a un gigantesco slideshow dal vivo anziché compiere un viaggio in moto, che dia la possibilità di interagire realmente con il contesto circostante. Se si è attratti da un paese in particolare, pur non essendo questo dietro l’angolo di casa, e il tempo a disposizione è inadeguato, si possono vagliare due opzioni: la prima è quella di diluirne la conoscenza in due, o più, viaggi, l’altra è considerare il trasporto della moto all’andata, al ritorno o, in caso di estrema distanza, per entrambi. Pongo un paio di esempi: Dakar dista circa 6.000 km da Milano. Con tre settimane a disposizione risulta difficile compiere il viaggio di andata e ritorno senza avere la percezione che qualcosa ti stia sfuggendo dalle mani. Pianificando il rientro via nave, o via aerea per i più abbienti, si può investire il tempo risparmiato a beneficio proprio, dando maggior spazio a luoghi o intenti altrimenti non fruibili. Lo stesso discorso è valido per altre latitudini come l’Asia Centrale. Chi non ha mai pensato di immortalare la fida due ruote davanti al Registan di Samarcanda? Per farlo occorre tempo e chi non ne ha molto è costretto a un probante tour de force per portare a termine la “missione”. Oppure potrebbe organizzare un ponte aereo da e per Tashkent, avendo tutto il tempo per spingersi sul Pamir, in Kyrgyzstan e sulla Via della Seta. La soluzione nave/aereo è quella più gettonata per destinazioni remote con tempo limitato. Altrimenti, se l’interesse per una certa meta è così forte, ma per vari motivi impraticabile con la vostra moto, si può sempre prendere in considerazione una travel agency che organizza, ove presente, itinerari guidati proprio lì, dove volete andare ad infilarvi voi. Per quelli che invece hanno in mente rotte a più ampio respiro, in termini di tempo e chilometri, le cose cambiano: qui entriamo in un’altra dimensione…

Burocrazia pre-partenza

Dopo aver stabilito destinazione e itinerario, le cose più piacevoli in fase di pianificazione, arriva il momento di assumere un atteggiamento Zen, dando prova di virtù monastica, per affrontare l’ambito burocratico. Ovviamente l’intensità dell’“atto di fede” varia a seconda della meta designata. Se la vostra scelta ricade sul Sudamerica, dovrete “solo” preoccuparvi di acquistare il biglietto aereo e organizzare la spedizione della moto, argomento che tratteremo prossimamente, da e per il cono sud. I visti per i vari paesi si ottengono celermente in frontiera. Serviranno passaporto, con almeno sei mesi di validità, e sufficienti pagine libere per accogliere i vari timbri colorati che fanno tanto globetrotter. Per trovare situazioni più complesse possiamo volgere il nostro sguardo ad est, verso l’Asia. Qui, come in buona parte dell’Africa, quello che è in vigore oggi non è detto che sopravviva domani. Se per la moto possiamo confermare che il Carnet de Passage en Douane è richiesto in Iran, Pakistan, India, Laos, Cambogia, Malesia, Indonesia e Giappone, non si può essere altrettanto certi delle disposizioni consolari di alcuni paesi. Iran, India, Pakistan, Azerbaijan, Uzbekistan e Turkmenistan hanno talvolta la pessima abitudine di cambiare le carte in tavola, parrebbe a seconda dell’umore del legiferante di turno. Per il visto dell’Iran, ad esempio, può succedere che una volta ti chiedano percorsi dettagliati e prenotazioni con un tour operator locale, aspettando un mese e mezzo per la risposta, quella seguente ti rilasciano il visto in tre giorni, e poi ancora sotto con agenti, alberghi, autorizzazioni ministeriali e tempi biblici. In buona sostanza il suggerimento è quello di muoversi con largo anticipo sul fronte burocratico, soprattutto se avete necessità di reperire più visti prima della partenza.

La Patente Internazionale segue due convenzioni: quella di Vienna 1968, della durata di tre anni, valida quasi ovunque, e quella di Ginevra 1949, che ha vita breve, un anno, ed è richiesta da India, Giappone e Stati Uniti. Il Carnet de Passages en Douane garantisce al paese nel quale il veicolo è importato, in regime di transito, il pagamento dei dazi qualora il mezzo non sia esportato nei termini previsti. Il documento permette l’importazione temporanea del mezzo senza dover corrispondere i diritti doganali al paese ospite. Si ottiene tramite fideiussione bancaria pari al doppio del valore commerciale, se il veicolo ha da 5 a 10 anni, o il triplo se più datato, oppure con polizza fideiussoria assicurativa: www.aci.it. È buona norma munirsi di fotocopie a colori del passaporto, comprese le pagine vistate, libretto del mezzo, patente e Carnet. Utile anche salvare i file dei suddetti su una chiavetta, o nel computer qualora dovesse accompagnarvi per strada.

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